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Questo pittoresco borgo marinaro, adagiato in una dolcissima conca, deve il nome ai "Cetari", i formidabili cacciatori di tonni. Fu l'ultima città della Federazione Amalfitana, sua porta d'ingresso e suo bastione.
Cetara, oggi piacevole meta turistica con la sua graziosa spiaggia, rimane legata alla tradizione, al popolo dei navigatori-contadini, disponendo di una delle più importanti flotte tonniere del Mediterraneo, costituita da 8 motonavi in grado di pescare 1.500/2.000 tonnellate di tonno annuali, in tutto il Mediterraneo.
La gastronomia si avvale delle numerose coltivazioni e delle attività: limoni nei mesi freddi e procellosi, pesca nella bella stagione di tonni e di alici: i filetti, sott'olio o sotto sale, nei tipici "vasetti" di coccio, portano lontano l'odore del suo mare. Sulla costa campeggia la Torre Vicereale d’avvistamento fatta costruire dai cittadini nel 1500 per prevenire gli attacchi dei Turchi; attualmente è utilizzata come abitazione privata.
Da visitare
La chiesa di S.Pietro é la più importante di Cetara, menzionata per la prima volta in un documento del 988 e ristrutturata nel XVIII Secolo.
L'interno barocco ci induce ad esporre altre considerazioni su questo stile il Benevolo accennando ad alcuni esempi di arte barocca in costiera amalitana fa notare come solitamente vengono deplorati i rifacimenti barocchi che all'inizio del ''700, godendo la regione amalfitana di un nuovo periodo di prosperità economica e rianimandosi l'attività edilizia, avrebbero alterato gli interni di quasi tutte le chiese campane.
L'intervento barocco è invece frutto di un' ampia sintesi storico-artistica, che però vuole essere, per sicura scelta e decisa volontà, superamento degli stili precedenti, per cui tende ad imporsi in maniera determinante ed esclusiva, non soffocando, ma nascondendo e quasi trionfando sull'arte del passato. La qualità stessa della nuova decorazione tardo-barocca mentre interpreta i nuovi interessi storico- culturali dell'ambiente risponde anche ai contenuti pittorici locali legandosi nella fragilità apparente delle sue bianche decorazioni al clima atmosferico determinato dal connubio dell'aria-luce e del colore-mare.
La chiesa è a tre navate con transetto, fiancheggiato da cappelle. Il campanile, a base rettangolare nei primi tre ordini ed ottagona nei due successivi presenta monofore su ogni lato. Nella parete sinistra dell'entrata è sepolto il pescatore Grandonetto Aulisio, il cetarese oriundo di Cava il quale portò in salvo a Napoli il principe Federico, secondogenito del re Ferdinando I d'Aragona, nel 1485, al tempo della congiura dei baroni, nell'attuazione di una romanzesca fuga da Salerno. Per tale impresa il re Ferdinando donò ai cetaresi numerosi privilegi. Nel 1584 venne istituita una congrega sotto il titolo del SS. Nome di Dio, con regole e statuti approvati dall'arcivescovo di Amalfi Giulio Rossini.
Interessante è la Chiesa di S.Francesco con l'annesso convento che, costruito nel 1585, presenta un chiostro - orrendamente coperto da una struttura di cemento armato - affrescato nelle pareti perimetrali. La chiesa con portale scanalato in tufo decorato alla base, datato 1632, e su cui è un affresco rappresentante la Madonna, è ad un'unica navata con quattro cappelle laterali per parte. Ia volta dell'aula a botte unghiata presenta numerose pitture nelle quali si rivela un'arte tanto diffusa nel seicento con tendenze popolaresche: tra queste è raffigurata la Santa oriunda di Cetara , Orsola Benincasa che salva il paese da un assalto dei turchi con una provvidenziale tempesta che disperse le navi pirate. La cupola nel piccolo transetto è anche essa decorata - a tutte le pitture attesero maestranze locali diverse - con un grande affresco rappresentante il Giudizio Universale. Sull'abside piatta è un discreto quadro di Marco Benincasa raffigurante la Deposizione. Il locale del convento "servì lungamente di residenza al magistrato civico di Cava, quando vi si trasferiva per ragione del suo ministero ".
Su di una collina ad ovest dell'abitato è la chiesa di S.Maria del Popolo , detta anche di Costantinopoli, della quale sono rimasti solo i muri perimetrali che denotano una struttura medioevale. Nulla invece rimane delle chiese dei Santi Fabiano e Sebastiano martire.
Curiosità
Cetara è rinomata per la conservazione del tonno e delle alici, grazie alla presenza di una buona flotta d'altura che garantisce un buon prodotto.
La colatura di alici è rimasta fra la gente della Costa d'Amalfi, in modo particolare a Cetara, patria del pesce azzurro, il piatto forte del cenone di natale.
Questa salsa, già descritta nei manuali gastronomici latini di Apicio, fu prodotta attorno alla seconda metà del XIII secolo, ad opera dei monaci cistercensi abitanti dell’antica canonica di S. Pietro a Tuczolo, sull’omonimo colle vicino ad Amalfi. Alle alici venivano, come tutt’ora, asportate le teste e le interiora e, alternate a strati di sale, quando avevano operato la massima maturazione, veniva raccolto un liquido di color ambrato e di profumo gradevole.
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